Informazioni sul progetto

Immagini del banner: La Casa del Bel Cortile ad Ercolano; un esemplare di vaso antropomorfo di epoca romana rinvenuto a Pompei; la Dott.ssa Thea Ravasi nella Casa del Criptoportico a Pompei; il Prof. Ian Haynes, il Dr. Alex Turner e la Dott.ssa Rosie Morris mentre effettuano la scansione e il rilievo fotografico degli oggetti di epoca Romana ad Ercolano; Ercolano di notte; il Foro di Pompei; Grammatica delle Nuvole, di Catrin Huber, 2012, Pitzhanger Manor. 

 

Informazioni sul progetto

Cosa facciamo e perché

Prendendo in esame due case differenti di epoca romana, il progetto intende stabilire un dialogo tra antico e moderno, esplorando allo stesso tempo ciò che pittura contemporanea e pratica artistica specifica nel sito possono imparare dal lavoro spesso incredibilmente complesso e sofisticato dei pittori romani. Dall’altro lato, il progetto indaga come la pratica artistica contemporanea possa fornire una prospettiva alternativa sulle modalità di configurazione dello spazio e di distribuzione dei manufatti all’interno degli spazi residenziali di età romana. Per questo il progetto prevede di reintrodurre i manufatti (sotto forma di repliche) all’interno degli edifici antichi, esplorando nel contempo nuove forme per l’allestimento dei manufatti archeologici nei siti archeologici.

Il progetto, della durata di due anni, prevede l’esame e l’utilizzo in chiave reinterpretativa dell’architettura e dell’apparato pittorico di due edifici di epoca romana: la Casa del Bel Cortile a Ercolano e la Casa del Criptoportico a Pompei, esplorando contemporaneamente il rapporto tra manufatti e spazio domestico in entrambi i siti. La Casa del Bel Cortile, ad esempio, venne utilizzata dall’archeologo Amedeo Maiuri (1886-1963) come un “museo aperto”. La Casa del Criptoportico possedeva invece uno dei pochi edifici termali privati di Pompei, l’uso dei quali cambiò drammaticamente nel corso della vita dell’edificio.

Attraverso il connubio di pratica artistica e indagine archeologica, scansioni e stampa digitali in 3D, Expanded Interiors intende creare due installazioni che saranno esposte nelle case coinvolte dal progetto, e che cercheranno di stabilire un collegamento tra i metodi e le pratiche dei pittori parietali di epoca romana e quelle della pratica artistica contemporanea, fornendo nel contempo nuovi spunti e prospettive per la comprensione di queste due realtà creative differenti.